La copertina del libro.

La copertina del libro.

TITOLO: Lion, La strada verso casa 

(inizialmente: La lunga strada per tornare a casa)

TITOLO ORIGINALE: A long way home

AUTORE: Saroo Brierley

PREZZO: 18,00 euro

NUMERO PAGINE: 221

CASA EDITRICE: Rizzoli

TRAMA: Immagina di avere cinque anni, di vivere in India, di conoscere a malapena il tuo nome e di non aver mai oltrepassato i confini del piccolo villaggio in cui vivi. Immagina di salire per sbaglio su un treno e che all’improvviso le porte si chiudano. Immagina di viaggiare per un tempo che sembra infinito e, alla fine del viaggio, di ritrovarti catapultato nella più povera, caotica e pericolosa metropoli del mondo, Calcutta. Questa è la vera storia di Saroo, resa ancora più straordinaria da ciò che accade venticinque anni più tardi, quando, cresciuto in Australia da una famiglia adottiva, decide di provare a rintracciare sua madre e i suoi fratelli. Nonostante non ricordi il nome del suo villaggio, con pazienza e determinazione infinite, trascorre il suo tempo a esaminare attraverso Google Earth ogni linea ferroviaria indiana, fino a trovare un luogo familiare. Ma per scoprire se quell’immagine sfocata è veramente casa sua c’è un solo modo. Andarci di persona. 

RECENSIONE:

Il cast stellare del film con il regista Garth Davis.

Il cast stellare del film con il regista Garth Davis.

Di recente avrete sicuramente sentito parlare di Lion, film uscito nelle sale italiane lo scorso 22 dicembre e ora nominato a sei premi Oscar. Il cast vanta stelle hollywoodiane del calibro di Nicole KidmanDev Patel e Rooney Mara e gareggia anche nell’ambita categoria di Miglior Film.

Non so voi, ma a me piace l’effetto sorpresa e quando decido di guardare un film cerco di saperne il meno possibile, evitando trailer e recensioni; perciò, quando ho scoperto che quella che avevo appena visto era una storia vera, mi sono sentita improvvisamente destabilizzata, come se fossi stata dentro a una bolla di sapone per tutto quel tempo e fosse improvvisamente scoppiata, tanto mi ha colpita!

Ho subito voluto saperne di più e ho cominciato a cercare informazioni online, ma non erano sufficienti. Qualche giorno dopo, forse stanca di sentirmene parlare, mia sorella mi ha regalato questo libro, scritto dallo stesso Saroo Brierley, che ha soddisfatto le mie curiosità.

Saroo con la sua famiglia in India.

Saroo con la sua famiglia in India.

La prima cosa che mi ha colpita è che la narrazione, in prima persona ovviamente, comincia dalla fine, ossia da quando Saroo arriva finalmente davanti alla casa dove viveva in India. Ho trovato un po’ cinematografica – in senso negativo – questa scelta, dato che il resto della storia è raccontato con molto pathos e coinvolgimento certo, ma in modo assolutamente lineare e semplice. Insomma, lo stacco è forte. Però ammetto di possedere la copia ripubblicata dopo l’uscita del film (la prima pubblicazione aveva anche un titolo leggermente diverso), quindi non so se questa anticipazione sia stata aggiunta a posteriori per creare un effetto di suspense. Fatto sta che questo inizio dalla fine penso mi avrebbe rovinato un po’ la lettura, se non avessi già conosciuto come si svolgevano gli eventi.

Saroo con la sua famiglia in Australia.

Saroo con la sua famiglia in Australia.

Come c’era da aspettarsi, rispetto alla pellicola la vicenda reale si è svolta in altro modo per certi aspetti. Ad esempio, Saroo non dimentica le sue disavventure per poi ricordarle fortuitamente in età adulta – come succede al suo alter ego interpretato da Patel – e le racconta fin da subito in Australia, anche se all’inizio non conosce l’inglese e si spiega a fatica. Sue, la sua madre australiana, traccia la prima mappa per risalire alla sua casa quando Saroo ha appena sette anni. Molte di queste discrepanze tra la storia vera e la trama del film sarebbero state evitabili, è vero, ma non inficiano troppo la fedeltà della pellicola alle vicende, che vengono soltanto semplificate o ridotte per ovvi motivi di tempo. L’unica grande differenza sta nell’eliminazione cinematografica di Kallu, altro fratello del protagonista. Anche se ad avermi infastidita maggiormente, durante la lettura, è stato l’accorgermi di come nel film si sia voluto trattare con grande superficialità la figura di Mantosh, fratello adottivo di Saroo in Australia, mostrato come problematico, ribelle e sregolato senza motivi apparenti: nel libro viene illustrata la sua vita, anche se per sommi capi, e si riesce a capire che le cose non sono poi come Hollywood ce le ha volute mostrare…

Infatti, uno dei vantaggi del libro è proprio il non avere limiti di lunghezza da rispettare.

Saroo con Sue e John, i suoi genitori adottivi.

Saroo con Sue e John, i suoi genitori adottivi.

Saroo ricostruisce gli eventi con una lucidità impressionante, tenuto conto di ciò che ha vissuto, e si sofferma non solo sulla sua, ma anche sulle storie di chi lo circonda, che sono importanti per avere una visuale completa della situazione.  Descrive con grande emozione la sua incredibile infanzia e si spaventa quando dimentica qualcosa, perché è come se perdesse un pezzo di sé. Ha un rapporto sincero e molto trasparente con i genitori adottivi e la sua, all’inizio, è una ricerca quasi distaccata, che non stravolge la sua quotidianità.

“Alla luce di queste novità […] comincio a pensare che ritrovare le mie radici non fosse poi così fondamentale. Né tantomeno doveva avere la precedenza sul resto. Capisco che ad alcuni possa sembrare strano. Chi è stato adottato, che sappia o meno chi sono i suoi genitori biologici, spesso dice di essere tormentato dalla sensazione costante che gli manca qualcosa: senza un qualche legame, o senza almeno conoscere da dove viene, si sente incompleto. Io no. Non ho mai dimenticato mia madre e i miei fratelli, e non li dimenticherò mai, ma essere stato separato da loro non mi ha impedito di costruire un’esistenza piena e felice. […]

Così mi concentrai sul presente. Ma non durò a lungo.”

Saroo e le sue madri: Kamla e Sue.

Saroo e le sue madri: Kamla e Sue.

La sua indagine si fa gradualmente sempre più disperata, totalizzante: Saroo comincia a dedicarvi tutto il suo tempo libero. I mezzi che lo aiutano di più sono inaspettatamente i Social Network (Google Earth e Facebook), che spesso vengono denigrati, considerati inutili, e che invece lui ringrazia infinitamente.

Il lato più sorprendente di questa biografia, al di là del suo stesso contenuto, è l’atteggiamento con cui vi ci si approccia il protagonista.

“Se non mi fossi perso […] la mia vita sarebbe stata completamente diversa. Ci saremmo risparmiati molta sofferenza. […] Ma queste esperienze, per quanto traumatiche, mi hanno senza dubbio formato, regalandomi una fede inscalfibile nel valore della famiglia – di qualsiasi tipo essa sia –, oltre alla convinzione che le persone siano fondamentalmente buone e che sia importante cogliere le opportunità quando si presentano. È anche vero che se niente di tutto questo fosse accaduto la mia famiglia indiana avrebbe avuto molte meno possibilità. Perciò, non cambierei nulla di quello che è stato.”

Saroo con Sue e John in Australia.

Saroo con Sue e John in Australia.

Questo libro è un invito a non abbandonare mai la convinzione che le cose possano aggiustarsi, anche in modo inaspettati. La scrittura di Saroo non è autocelebrativa, anzi. Il suo intento è quello di riportare un fatto grandioso vissuto però da una persona molto umile, una persona qualsiasi che vuole dare speranza a chiunque ne abbia bisogno. Non si sente vittima, ma miracolato.

È assolutamente conscio dei pericoli che ha corso, ma è altrettanto lucido nel riconoscere i colpi di fortuna che l’hanno aiutato lungo la strada. La lunga strada per tornare a casa, appunto.

Voi avete visto il film o letto il libro?

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